Giorgio Andreotta Calò. L`elogio della lentezza

mercoledì, 12 luglio 2017




Invitato alla Biennale di Venezia nel 2011, Giorgio Andreotta Calò era giunto a piedi da Amsterdam alla città dove è nato nel 1979, per lasciare un poetico messaggio audio nel giardino di Carlo Scarpa. Poche parole sul tema dell’attesa, il ritorno, la circolarità del tempo. L’elogio della lentezza e dell’assenza, un invito a penetrare oltre le forme presenti e concrete dell’opera d’arte. Che è pensiero e richiede puro ascolto.Tempo. Parola chiave, insieme ad acqua, nella ricerca dell’artista veneziano, che nel 2010 aveva interamente sommerso il proprio studio olandese e ha poi continuato a prediligere questa materia dalle proprietà “palindrome” che ribalta le architetture svelandone la natura segreta, onirica.

Per la cinquantasettesima Biennale, invitato da Cecilia Alemani al Padiglione Italia, Giorgio Andreotta Calò ha elaborato ancora una volta un’installazione complessa: Senza titolo (La fine del mondo), un’opera che ben sintetizza le coordinate lungo le quali l’artista veneziano viaggia ormai da più di un decennio. Un’ultima architettura capovolta, potente e dalla lunga genesi, che si propone anche come una riflessione sull’etica della pratica artistica nel mondo contemporaneo.

 



Fonte: Giorgio Andreotta Calò. L`elogio della lentezza

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