“Hagackure”: un connubio tra codici hacker e arte. A parlarcene, in un intervista, è Giuseppe Pisasale che ci presenta in anteprima il video “The First Fall”

giovedì, 25 giugno 2009

Hagackure

Hagackure è un progetto artistico, ideato e prodotto da Giuseppe Pisasale, unico nel suo genere, che ha la peculiarità di aver introdotto, in maniera del tutto inaspettata nel mondo dell’arte, un nuovo linguaggio comunicativo, che è il risultato del preciso ed elaborato intreccio di codici sorgenti hacker (funzionanti e ai limiti della legalità) e tratti grafici a forte impatto subliminale.
Un connubio quindi di intelligenza e istinto completamente dedicato allo studio dei dolori e delle frustrazioni della solitudine, un linguaggio graditamente espressivo che racchiude una serie di provocazioni informatiche, artistiche, psicologiche che quasi mai passano inosservate.

Il progetto, Hagackure, in nemmeno un anno di vita, è stato incredibilmente apprezzato nel campo dell’arte moderna, soprattutto all’estero (il sito risulta visitato da oltre 30 nazioni estere), e come confermato dalle varie mostre (Roma, New York, Mosca, Sofia, Parigi, Praga,ecc).

Oltre a blog internazionali e riviste specializzate, il progetto è stato trattato anche da numerosi blog italiani, sia naturalmente blog di cultura e spettacolo, che blog di psicologia e anche Hi-tech, insolite ma pregiate vetrine per un progetto artistico; oltre ai blog naturalmente diverse riviste specializzate e quotidiani.

Il nome Hagackure è l’incontro tra “hagakure” che è l’essenza del samurai puro e l’anagramma di “hacker”, entrambi esternalizzazioni di due mondi completamente agli antipodi che però lottano contro le stesse frustrazioni mentali.

Il connubio degli opposti è proprio il filo conduttore artistico sperimentale della mia ossessiva ricerca espressiva.

La prima collezione di dipinti ad olio, si chiama “solitude 08”, studia e dimostra la più intima solitudine attraverso l’evoluta rabbia e gli umani istinti degli hacker , ed è il segno evidente che il progetto ha alla base una precisa, innovativa e provocatoria ricerca interiore e una forte componente psicologica (tanto da scomodare e trasformare psicologi in critici).

La prima collezione di opere di videoart si chiama “Calvarium”, e “The first Fall” è il primo video.

Noi di Istantarte abbiamo avuto il piacere di intervistare Giuseppe Pisasale, ideatore del progetto, al quale abbiamo rivolto alcune domande per farci spiegare come è nato e come si sta sviluppando “Hagackure”.

Qual è la sua formazione artistico-culturale e come è approdato a questo tipo di progetto?

“Per quanto riguarda la mia formazione artistica è praticamente nulla, almeno secondo i canoni standard, quindi niente accademia, niente tele o esperienze con i pennelli, niente corsi di fotografia, niente, di niente.

Io sono un programmatore, l’arte in cui mi sono sempre espresso è la programmazione, le mie opere sono i codici sorgenti, una forma di espressione troppo astratta, un linguaggio comunicativo stupido ed incapace di esprimere emozioni per molti, incomprensibili a quasi tutti, ma mi è bastato amalgamarlo con altre tecniche visive più “comuni” come la pittura, la fotografia o la videoarte per farlo apprezzare da mezzo mondo.

Io sono l’ideatore del progetto, è mia l’idea, è mia la filosofia, è mia la sperimentazione artistica, è mia la metodologia di ricerca, sono miei gli schizzi e le sceneggiature, ma mi avvalgo di un gruppo di collaboratori con i quali realizziamo insieme le opere, primo fra tutti un pittore emergente siciliano A. Latina. Che in genere mi accompagna sempre in qualsiasi attività o progetto di Hagackure.

Io sono un programmatore, da ragazzino usavo molto il pc, è mi ha fatto tanta compagnia nei momenti tristi adolescenziali, nel prendermi attraverso la rete delle rivincite ai piccoli problemi della vita. Infatti è allora che è nato secondo me il progetto Hagackure, proprio nella voglia di evadere di quei momenti, proprio dalla voglia di chiedere aiuto attraverso quella che per me era la forma di espressione massima ma che per gli altri erano solo parole scritte in un computer.

Da allora ho sempre avuto questa voglia di valorizzare quei momenti e quei codici, perché fosserò il simbolo e la condivisione dei miei stati d’animo, perché servissero a comunicare, anche ad altri con la stessa esigenza di esternalizzazione che può avere un pittore, o un cantante, ecc

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