Henri de Toulouse-Lautrec – Un`affollata solitudine

domenica, 11 ottobre 2015


Il 9 settembre 1901, pochi mesi prima del suo compleanno, morì all’età di 37 anni Henri de Toulouse-Lautrec, autore, nella sua breve vita, di 600 dipinti, 350 litografie, 31 manifesti e 9 incisioni. Lautrec è ora universalmente riconosciuto come uno dei più geniali grafici della storia dell’arte, ma la sua vita fu avara di glorie e felicità. Figlio di nobili francesi, le cui origini risalivano addirittura fino ai tempi di Carlo Magno, Henri de Toulouse-Lautrec soffrì tutta la vita di gravi problemi fisici. I suoi genitori erano infatti cugini di primo grado e questo legame consanguineo portò il giovane Henri a soffrire di picnodisostosi, una malattia che colpisce lo scheletro. Inoltre tra il 1878 e l’anno successivo si ruppe entrambi i femori ,provocandogli l’interruzione definitiva della crescita alle gambe. Divenne di fatto un nano, un freak, per utilizzare un termine che delucida molto bene quale poteva essere la percezione della società, soprattutto di quella aristocratica, nei confronti del giovane pittore. Al pari di altri pittori post-impressionisti, come Van Gogh e Gauguin, anche Toulouse-Lautrec voleva evadere dalla società, ma mentre gli altri fuggivano per davvero dalla vita cittadina, ricercando la campagna o mondi esotici, Toulouse-Lautrec evade rifugiandosi all’interno della città, in quel mondo ambiguo costituito da luoghi abitati da prostitute, barboni, ubriachi e reietti di ogni genere. In altre parole per questo pittore bohemien la solitudine non coincide con una vita appunto solitaria, piuttosto la sensazione di abbandono e desolazione è vissuta circondata da una moltitudine di individui, un’affollata solitudine. Edgar Allan Poe aveva raccontato questo paradosso, che caratterizza ancora oggi la vita contemporanea, nel bellissimo racconto surreale “L’uomo della folla”, del 1840: «Quale strana storia, è scritta dentro a quel petto? [..] è il genio caratteristico del delitto più efferato. Egli non vuole rimanere solo. È l’uomo della folla. Sarebbe invano che io continuassi a seguirlo, giacché nulla di più riuscirei a sapere di lui e delle sue azioni». La folla di emarginati divenne il soggetto dei quadri di Toulouse-Lautrec, cogliendo in ognuno di loro una vera e genuina umanità, a volte struggente e dignitosa. Egli non si limitò a ritrarli e a immortalarli, visse con loro, morì con loro. Henri de Toulouse-Lautrec era un grandissimo disegnatore, fu innovatore nell’uso della linea funzionale con la quale coglieva con precisione espressionistica spazi e forme, aspetto questo che lo differenziava da quasi tutti gli altri impressionisti e che lo rese un faro stilistico per la cultura figurativa successiva, specie per quella liberty ed espressionista. Bevitore di alcol, dal 1897 in poi fu sempre più immerso in un turbine di depressione, nevrosi, manie di persecuzione, fino a essere ricoverato nel 1899 in un clinica neurologica. Quando uscì, riprese a bere e l’unica cura era rappresentata dal lavoro, dalla sua arte. Realizzò altri manifesti e quadri fino al 1901, quando il 9 settembre si spense. 
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