Il Mosè di Michelangelo come non lo avete mai visto

martedì, 7 febbraio 2017




E’ davvero una bella notizia la conclusione del restauro della tomba di Giulio II che, commissionata dal Papa nel 1505, venne realizzata da Michelangelo tra il 1533 ed il 1545. Il grande artista ebbe subito l’idea di assegnare un ruolo fondamentle alla luce, scartando San Pietro e Santa Maria del Popolo, per scegliere San Pietro in Vincoli dove una finestra, ora murata, garantiva proprio la luce che stava cercando. Il monumento comprende 7 statue, ma la più famosa è certamente quella di Mosé  che, non  a caso, ha la testa rivolta a quella finestra.poi chiusa nel 1865. La novità più importante e sorprendente venuta fuori durante il restauro, è che Michelangelo è stato in grado di applicare una diversa lavorazione del marmo all’interno della stessa scultura; il geniale artista è insomma riuscito a controllare la rifrazione della luce sulla scultura trattando in maniera diversa le superfici del marmo. Lustrando con il piombo alcune di esse, Michealngelo le ha rese più brillanti e visibili , lasciandone in ombra altre: Michelangelo insomma era anche un grande scultore della luce oltreché del marmo. L’altra grande novità la dobbiamo alla bravura di un grande maestro della luce come Mario Nanni che, con l’aiuto della tecnologia e l’ausilio di lampade e led, è riuscito a ricreare, grazie ad un software, le varie fasi della luce nel corso dell 24 ore. Si alternano cosi’ i colori dell’ alba, del giorno, del tramonto e del crepuscolo che colorano l’opera michelangiolesca proprio come un tempo faceva la famosa finestra. Di questo ed altro abbiamo parlato con il restauratore Antonio Forcellino.



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