Il Nuovo dopo la Macchia. Origini e affermazione del Naturalismo toscano: mostra antologica a Montecatini Terme (Terme Tamerici) dal 16 luglio 2009 al 18 gennaio 2010

lunedì, 3 agosto 2009

Luigi Bechi - Bambino al sole

Il titolo della mostra sottintende al movimento pittorico dei Macchiaioli, esteso a quegli artisti di seconda generazione che presero parte al processo di riforma intellettuale e artistica che, a partire dalla metà degli anni cinquanta e con esiti rinnovati, fino all’ultimo decennio del secolo XIX, dette luogo a una vera rivoluzione estetica.

La mostra si propone di rappresentare quanto avvenne in ambito artistico, in Toscana, dopo la macchia che – interrompendo bruscamente un lento processo di emancipazione che aveva mostrato tutti i suoi limiti chiudendosi alle istanze della modernità – ruppe gli schemi compositivi preconcetti e immobilisti dell’Accademia, operando una rigenerazione nel modo di fare e di intendere l’arte, portando un contributo stilistico e filosofico attraverso il quale l’artista assumeva coscienza del suo ruolo nella società.

Il progressivo degradare di una espressività misurata sulle formule cognitive dettate dai canoni classici, la ripresa delle maggiori opere del passato e il lento studio sugli antichi costituirono alcune tappe fondamentali della formazione dei giovani artisti che, in numero sempre crescente, uscirono dal buio degli studi per applicarsi alla rappresentazione del paesaggio, avvalendosi di un inedito procedimento didattico, rivolto – fenomeno assolutamente innovativo – all’analisi del repertorio naturalistico, della luce solare e dell’ambiente della civiltà contemporanea.

La presa di coscienza della funzione artistica produsse una quantità di suggerimenti morali in palese controtendenza con le istituzioni artistiche preposte e, attraverso contrapposizioni talvolta furibonde e vincendo la resistenza dei poteri istituzionali, si legittimarono quei principi ampliativi dell’autonomia di espressione che dallo stato embrionale dei primi anni conobbe, man mano, una piena affermazione.

Sviluppando una ricerca estetico-artistica che, sorta nel solco delle prime avanguardistiche sperimentazioni macchiaiole, fu destinata a acquisire una propria peculiare autonomia, sul finire del sesto decennio del XIX secolo, in coincidenza con la morte di Abbati e Sernesi e venendo a mancare i fondamenti ideologici per la duratura coesione del gruppo dei Macchiaioli, questi stessi individui intrapresero strade diverse ma fra loro consapevolmente unite da un comune denominatore: la ripresa diretta dei temi naturalistici.

Inaugurando una nuova stagione artistica, questi maestri avviarono un’opera di modificazione dei principi e dei riferimenti culturali autoctoni che avevano animato la ben nota riforma macchiaiola, trovandosi anche a dover definitivamente sopravanzare i cattivi esempi forniti da Parigi alle tenerelle scuole nazionali, dalla persistente e stagnante complessità narrativa dei seguaci di Breton e di Bastien Le Page (R. Monti).

Nella ricerca, non più esasperata né dai violenti contrasti luminosi né dalle abbreviazioni formali neo-quattrocentesche della prima ora, i pittori toscani si mostrarono unitamente aperti alle novazioni prodotte in ambito europeo dal Realisme e, in parte, incoraggiati dal critico e mecenate Diego Martelli, anche dal contemporaneo Impressionismo, formando una vera e propria scuola di pensiero che, tendendo comunque in margine gli effetti vaporosi e quindi dispersivi portati dalla novella scuola oltralpina, forgiarono una cifra stilistica del tutto originale e immediatamente riconoscibile, poggiata sulla tenuta dell’impianto disegnativo e sulla puntuale ripresa dal vero dell’impaginato luministico del soggetto, solitamente a sfondo sociale, attinente alla contemporaneità e alla vita in campagna.

Attingendo dal repertorio di alcune fra le più importanti collezioni, pubbliche ma soprattutto private, italiane e quindi presentando, quale valore aggiunto, per lo più opere la cui fruizione è abitualmente negata al grande pubblico, la rassegna, curata da Tiziano Panconi con contributi critici di Loredana Angiolino, si prefigge lo scopo di illustrare e comparare la produzione artistica di questi pittori che in un arco di tempo di oltre trent’anni (1865-1900), ma come vedremo affondando le radici nel decennio precedente, condivisero il loro impegno in un importante e ancora sottostimato processo di ammodernamento estetico e filosofico che assunse l’ampiezza e l’estensione di un vero e proprio movimento artistico trasversale alle distinte e brillanti individualità attive in Toscana in quello scorcio di tempo, talvolta solitarie, come nel più celebre caso di Fattori.

La spettacolarità dell’itinerario espositivo e i contenuti critici e storiografici del catalogo illustrato saranno volti a qualificare la portata di un progetto scientifico finalizzato ad addurre un nuovo contributo alla conoscenza della pittura toscana (nazionale e internazionale) del XIX secolo esibendo i tratti, non del tutto conosciuti, di una sensibilità espressiva di assoluto valore, distinta e fortemente caratterizzata.

Le opere esposte, circa 80, illustrano l’excursus creativo del movimento dalle origini alla sua conclusione.

Per informazioni:

Segreteria Graziana Vanità
Tel.
347/7246967
E-mail
macchiaioli@espertise.info

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