Il riflesso di Narciso tra origine e futuro. A Torino

sabato, 15 Dicembre 2018

La montagna è parte essenziale di un sistema territoriale, non soltanto nel senso paesaggistico, e il problema dell’acqua è diventato centrale anche nei paesi dell’Occidente. Si tratta dunque di un problema importante per il futuro delle nostre comunità ed entrarvi culturalmente per stimolare la riflessione è una responsabilità sociale di tutti gli attori culturali. Il nostro Museo intende essere soggetto attivo della cultura del territorio e per questo vuole mettersi in rete e non trascurare nessun tema che possa essere messo in relazione con la montagna. Quello dell’acqua è certamente uno di questi. L’aspetto suggestivo è poi l’utilizzo del linguaggio dell’arte e delle metafore che essa riesce a mettere in campo”. Con le parole di Valentino Castellani, presidente della Commissione Museomontagna, si apre il catalogo di Post-Water, la mostra a cura di Andrea Lerda visitabile presso il Museo Nazionale della Montagna di Torino. L’esposizione, incentrata su una tematica delicata sia politicamente che culturalmente, propone un’analisi – se pur ingentilita dai dati “non tangibili” della parafrasi artistica – della concezione contemporanea dell’acqua, partendo da allegorie e riflessioni perpetuate nel corso della storia occidentale. Le fotografie di Olivo Barbieri, Mario Fantin, Marcos Avila Forero, Bepi Ghiotti, William Hendry Jackson, Francesco Jodice e Giuseppe Penone rappresentano, ad esempio, le diverse incisive visioni del fenomeno del cambiamento climatico trasformate in prospettive, luci, colori e gesti.
In particolare, un filo conduttore percorre e lega le opere in mostra: il mito di Narciso, reinterpretato in chiave laschiana, più vicino all’originario mito greco (e poi latino) che alla lettura tardoromantica ottocentesca.

Post Water. Exhibition view at Museo Nazionale della Montagna, Torino 2018
Post Water. Exhibition view at Museo Nazionale della Montagna, Torino 2018

IL MITO DI NARCISO

Riguardo al mito di Narciso, la versione greca narra che Narciso, giovane superbo e bellissimo, collezionava pretendenti che costantemente disdegnava. Soltanto un ragazzo, Aminia, con la sua caparbia insistenza, non si dava per vinto, al punto che Narciso gli donò una spada affinché si uccidesse e ponesse fine al corteggiamento e alla sua pena d’amore. Aminia, obbedendo a Narciso, si trafisse il ventre davanti alla sua casa, invocando gli dei per ottenere rivalsa. La vendetta si compì quando Narciso, contemplando in una fonte la sua bellezza riflessa, si innamorò perdutamente di se stesso e, mosso dallo stupore per la sua immagine (in greco ναρκη (nárke) significa “sonno”, ma anche “stupore”) e dalla disperazione di non poter raggiungere l’amore specchiato, si uccise con la stessa spada che aveva donato ad Aminia ‒ la rifrazione di questo gesto è da cercare nelle opere di Beppe Hein e Ana Mendieta. Sulla terra su cui cadde il sangue di Narciso nacquero gli omonimi fiori, dal profumo ipnotico e seducente. Rispetto al mito latino, quello ellenico presenta il motivo della vendetta: non a caso è citato in questa sede.

Post Water. Exhibition view at Museo Nazionale della Montagna, Torino 2018
Post Water. Exhibition view at Museo Nazionale della Montagna, Torino 2018

ACQUA E RESPONSABILITÀ

Infatti, tornando alla visione moderna che scandisce Post-Water, il sociologo statunitense Christopher Lasch ha descritto l’uomo moderno come un individuo che brama la “gratificazione immediata” ma che, pur vivendo in un ininterrotto presente – condizione temporale del Narciso greco –, è condannato a una “insoddisfazione perenne”, dovuta alla mancanza di consapevolezza, alla rassicurante velocità di progresso scientifico e alla globalizzazione del concetto di soggetto. Così come Narciso si specchia e meraviglia della visione di sé, allo stesso modo lo “statuto miracoloso del consumo” affascina l’individuo e lo inabissa nell’effimero. La salvezza consiste in un utopico processo di “redenzione spirituale”, in cui l’Io si riappropria dello sguardo esterno reale e abbandona la materializzazione del riflesso – lo sfondo dietro l’immagine di sé diventa, insomma, un oggetto effettivo, autentico, responsabilizzante. In quest’ottica, l’acqua è metaforicamente riflesso ambiguo ed elemento vitale, fulcro di vendetta autoreferenziale ma anche di proponimento e rigenerazione. Perciò Post-Water, nel suo doppio livello di visione, denuncia la tematica ambientale dell’acqua – lo spreco di risorse, la salvaguardia dell’ecosistema, il rispetto di terre e popoli, enunciati nelle opere di Marcos Avila Forero e Sebastian Diaz Morales – non tralasciando la “poeticità sociale” dell’elemento –, il mito di Narciso, la vendetta come auto-sabotaggio dell’individuo immerso nel digitale, la temporalità tecnologica inceppata, movimenti in contrasto con le opere di Adam Jeppesen e Gayle Chong Kwan. Un’interpretazione che percorre le tappe storico-antropologiche per giungere a una bellezza responsabile, figlia – forse illegittima – del nostro tempo.

Federica Maria Giallombardo




Fonte: Il riflesso di Narciso tra origine e futuro. A Torino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*