La fotografia viva di Mimmo Jodice. In un libro

martedì, 25 Dicembre 2018

Quasi 700 pagine: moltissime illustrazioni, molti testi, fra gli altri di Salvatore Settis, Andrea Viliani, Nicola Spinosa, Ester Coen, preziosi documenti. Un articolato percorso che spiega ‒ non riassume ‒ cinquantotto anni di lavoro di Mimmo Jodice (Napoli, 1934), uno dei più importanti fotografi italiani dal secondo dopoguerra.
Si tratta del volume, appena uscito per i tipi di Electa, in collaborazione con il Madre di Napoli, il cui titolo rimanda a un suo recente ciclo di lavori, Mimmo Jodice attesa / dal 1960. Un libro fondamentale per chiunque voglia conoscere o approfondire la lunga ricerca di questo protagonista dell’arte, internazionalmente noto, che ha esposto in contesti prestigiosi quali il Museo del Louvre di Parigi.
Il sommario chiarisce la metodologia processuale del volume. Si procede per capitoli, sette, e ogni capitolo, legato a una particolare zona della sua ricerca, riporta le fotografie, ma anche i documenti e la bibliografia selezionata specifica: Opere di ricerca dal 1960, Teatralità quotidiana a Napoli, o del ritratto di un popolo, Città e nature, o del paesaggio (dalle vedute di Napoli alle città invisibili) dal 1980, Archeologie e mediterranei dal 1985, Eden o della natura morta e viva dal 1995, Transiti, o delle storie dell’arte dal 2008, Attese dal 2016.

Mimmo Jodice, Spiaggia di Bagnoli, Napoli 1968
Mimmo Jodice, Spiaggia di Bagnoli, Napoli 1968

L’INTERVISTA

Nell’intervista con Hans Ulrich Obrist, Jodice spiega: “La mia è una ricerca fotografica di matrice concettuale. Lessi sul vocabolario italiano la spiegazione della voce “fotografia”: definiva solo il processo tecnico, concludendo che la fotografia servisse a riprodurre la realtà. A me questa definizione non stava bene sin dall’inizio, perché io volevo fotografare, invece, le mie idee”. E ancora adesso, a molti anni di distanza, bisogna lottare contro tale definizione che corrisponde perfettamente a certi mondi fotoamatoriali, per i quali la tecnica è il cuore pulsante della fotografia. “Nella mia ricerca matrice concettuale e ricerca tecnica e formale ‒ho sempre stampato le mie foto, per esempio ‒ coincidono”.
Nell’intervista Jodice si racconta, narra dei suoi primi passi, dei suoi atteggiamenti, dei fondamentali rapporti con il mondo dell’arte, con Lucio Amelio, la cui galleria, Modern Art Agency, diventa una sorta di scuola di vita.

Mimmo Jodice, Eden, Opera 53
Mimmo Jodice, Eden, Opera 53

UNO SPERIMENTATORE ENTUSIASTA

Dal volume esce uno sperimentatore entusiasta, un uomo in crescita continua, che ha trovato dei maestri nei libri che leggeva con voracità. Cita spesso Bill Brandt e Germaine Krull, ma anche le avanguardie russe. L’intervista termina con una frase che ci pare il senso di tutto un percorso: Obrist afferma che ha lanciato su internet un movimento dedicato alla scrittura a mano, che oggi non si usa più. Jodice risponde che lui neppure lo usa il computer e con un pennarello sul foglio che ha davanti scrive: “Vera Fotografia”. Una chiave per comprendere il lavoro di un artista che ha usato e usa soltanto l’analogico, che stampa nella sua camera oscura, ma che non è certo foriero di malinconici rimpianti.
E forse potremmo scrivere, anche noi con una penna stilografica, dopo essere entrati in questo bel libro: Fotografia vive.

Angela Madesani

Andrea Viliani & Anna Cuomo (a cura di) ‒ Mimmo Jodice. Attesa / Waiting (dal / from 1960)
Electa, Milano 2018
Pagg. 656, € 65
ISBN 9788891817761
www.electa.it




Fonte: La fotografia viva di Mimmo Jodice. In un libro

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