La non storia delle donne

lunedì, 18 luglio 2016




Maria Adele Del Vecchio, Herstory, 2014

Una delle opere della collezione Nomas Foundation esposte alla mostra “Par tibi, Roma, nihil”, in corso al Foro Romano e Palatino, consiste in una scritta luminosa al  neon  che trasforma la parola inglese History, in “Herstory”. L’opera è realizzata nel 2014 dalla giovane artista italiana Maria Adele Del Vecchio, nata a Caserta  nel 1976.

La scultura evoca una riflessione sulla parzialità del termine “His –Story”, sottolineando come i processi con i quali la storia è stata tramandata siano stati influenzati dal sistema patriarcale, cancellando o dimenticando la presenza del pensiero e dell’azione femminile nei secoli. Grazie all’uso provocatorio di un neologismo che ha origine nel pensiero femminista americano, “her –story”, Maria Adele Del Vecchio provoca e invita a immaginare una rivendicazione da parte delle donne del loro ruolo nella storia, della possibilità di riscrivere il passato. La luce celeste del neon supera il dualismo maschile – femminile e lo rende un monumento dedicato a tutta la storia sconosciuta, quella degli esseri umani invisibili che non hanno accesso ai tradizionali strumenti di potere grazie ai quali la storia racconta e si replica.

La parola chiave scelta dalla curatrice della mostra, Raffaella  Frascarelli  per l’opera è: “il femminile sacro”. Comune alle culture di Mesopotamia, Elam, Iran, Anatolia, Asia centrale e antica Cina è la figura della “grande dea”, centrale in tutti i diversi sistemi religiosi ed elemento di passaggio dal politeismo al monoteismo: è dalla figura di Inanna/Ishtar, vergine, madre e sposa del proprio figlio, nota dal III milllennio a.C., che avrà poi origine la figura cristiana della vergine.

“Par tibi, Roma, nihil” (“Nulla come te Roma”) è l’esclamazione di meraviglia di Ildebrando de Lavardin dinanzi alle rovine della Roma tardo antica. Oggi, questa esclamazione da’ il titolo alla mostra, ideata da Monique Veaute, ospitata fino al 18 settembre 2016 all’interno della Domus Severiana, dello Stadio Palatino e del peristilio inferiore della Domus Augustana, luoghi dei Fori Imperiali che riaprono al pubblico dopo lungo tempo. Anche grazie al sostegno di Romaeuropa Festival e della Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma, le opere della collezione Nomas Foundation costruiscono un percorso che apre il dialogo tra archeologia e arte contemporanea.

Par tibi, Roma, nihil

Foro Romano e Palatino

fino al 18 settembre



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