L`arte americana prima dell`Avanguardia (1930-1950)

venerdì, 6 novembre 2015


Il mito dell’America degli anni Venti, in cui al sogno americano è sottesa l’ambizione di esportare in tutto il mondo il proprio stile di vita, incarnando un modello di libertà, emancipazione e benessere, dopo il crollo di Wall Street nel 1929, diventa solo un ricordo. Gli anni trenta sono il momento delle contraddizioni e dei pentimenti, dei dibattiti, del conflitto nell’arte e nella vita, tra tradizione e modernità. L’esodo degli artisti dal vecchio continente aveva creato i presupposti per la nascita dell’avanguardia. Ma la grande depressione e la successiva ricostruzione dell’economia americana, ottennero l’effetto contrario: un ripiegamento dell’arte su temi e stili regionali, un ritorno, insomma, alle radici intimiste dell’arte americana. Ci si sofferma sulle esigenze della popolazione, sui modi e gli scenari della vita americana. Si raccontano la povertà, la crisi economica, le difficoltà, la città come un luogo da incubo. Le opere dei regionalisti, dei precisionisti, della Scuola di New York riflettono una dialettica articolata e complessa tra tradizione e avanguardia, tra realismo ed espressionismo astratto. Emerge Georgia O’Keeffe , con le sue forme voluttuose. Hopper, considerato il massimo interprete del mondo americano, sostiene un’arte fortemente radicata nella realtà locale, nei temi e nello stile. I temi pessimistici, le figure sopraffatte dalla società moderna, bloccate in uno spazio silenzioso, la solitudine, sono il ritratto sconfortante e malinconico dell’America che stenta a uscire dalla Grande depressione. Al clima pessimista e sconfortato della pittura realista, fa da contraltare quel felice connubio tra arte americana e avanguardia europea che prende corpo nelle opere di Gorky e Pollock. L’esplosione delle avanguardie è prossima a venire.
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