Le materie vive di Rina Banerjee

lunedì, 12 giugno 2017



Rina Banerjee è un’artista indiana che vive e lavora da molti anni a New York. L’India in cui cresce è quella appena emancipatasi dalla colonizzazione inglese, in cui il sentimento e la necessità di unirsi come nazione sono largamente diffusi tra la popolazione. Questa multietnicità del suo paese d’origine traspare nei suoi lavori e si traduce nell’uso di materiali estremamente eterogeni, come tessuti, conchiglie, vetro e piume. Accostando tra loro questi elementi – sia naturali che prodotti artificialmente dall’uomo – Rina crea con le sue opere un dialogo inaspettato, un universo di creature fragili e potenti allo stesso tempo.

Un alone mistico avvolge le sue sculture, in cui riferimenti mitologici, legati ai temi della magia e della superstizione, si intrecciano all’antichità e a rimandi storici. Per Rina Banerjee anche gli oggetti sono vivi, e hanno un corpo anche se non è sempre afferrabile. Componendo differenti materie tra di loro, come un compositore unisce le note musicali, l’artista crea nuove armonie che inglobano le diversità, siano esse culturali, razziali o di genere. L’artista elabora dei titoli per le sue opere che sono vere e proprie poesie, quasi alchemiche, che creano un crescendo strumentale alla melodia visiva.

Invitata da Christine Macel al Padiglione degli Sciamani della 57ma Biennale d’Arte di Venezia, l’artista presenta dei nuovi lavori che riflettono sul buio primordiale dell’Universo e sulla nascita dell’essere umano.

RAI ARTE vi propone inoltre alcuni ritratti di altri artisti intervistati in occasione della Biennale 2017: Vadim Fishkin, artista russo, Tracey Moffatt al Padiglione Australiano, Olafur Eliasson promotore del workshop artistico Green Light.


Fonte: Le materie vive di Rina Banerjee

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