Monet e “Il tempo delle ninfee” al Palazzo Reale di Milano fino al 27 settembre

lunedì, 15 giugno 2009

Monet e Il tempo delle ninfee a Palazzo Reale a Milano

Le grandi Ninfee, i capolavori dell’arte di Claude Monet, arrivano per la prima volta a Milano a Palazzo Reale fino al 27 settembre 2009.

Grazie al più grande prestito mai concesso all’estero dal Museo Marmottan Monet, la mostra si sviluppa intorno a 20 grandi e grandissime tele che il padre dell’impressionismo ha dedicato allo studio delle ninfee nel suo giardino giapponese di Giverny.

Nel 1890 Claude Monet, il padre dell’impressionismo, acquista la casa e il giardino di Giverny, lungo la Senna, a nord di Parigi. Fino ad allora egli aveva sempre condotto un’esistenza da nomade, alla ricerca dei mutamenti della luce, dalla Normandia all’Italia, dall’Inghilterra alla Norvegia.

Quando acquista la casa di Giverny, Monet è a metà della sua vita. In questa casa vivrà il resto della sua lunga vita, cercando senza sosta di realizzare quella che considera ormai la fonte di ispirazione più importante per la sua arte: il suo giardino. Accanto al giardino francese, con i fiori che ha piantato in un primo tempo, egli costruirà il suo giardino giapponese: qui, in uno stagno circondato da salici, fioriranno le più diverse specie di ninfee.

Proprio a questi trent’anni della sua vita, al ‘tempo delle ninfee’, è interamente dedicata la mostra allestita nelle sale nobili di Palazzo Reale a Milano.

Il cuore del percorso espositivo è costituito da 20 capolavori di Monet, mai usciti in questa quantità e qualità dal Museo Marmottan: venti grandi tele che Monet ha dipinto tra il 1887 e il 1923 e che ci restituiscono il percorso che lo ha portato a cercare di trasferire, dal suo giardino alla sua arte, i salici piangenti, le ninfee, i ponti giapponesi, le rose e gli iris che lo popolano.

Il giardino di Giverny, attualmente il più visitato al mondo, è presente in mostra anche attraverso una ricca documentazione fotografica dell’epoca. Realizzate nei primi due decenni del secolo, mentre si affermavano il Cubismo e le avanguardie, le ninfee di Monet sono l’atto potente di un genio artistico che va oltre il proprio tempo e che dalla lontana invenzione della pittura en plein air oltrepassa tutta la cultura successiva superando di un sol colpo la pittura da cavalletto per addentrarsi in nuovi paesaggi astratti che insegneranno a tutto il Novecento un nuovo modo di vedere la natura. Le ninfee sono infatti il punto di arrivo di un’utopia progettata e realizzata nell’ultima stagione della vita, di un’idea totalizzante di rifondazione della pittura che, partendo dai colori vivi e dai paesaggi senza orizzonte delle stampe giapponesi, si porrà come uno dei grandi contributi alla pittura moderna, non inferiore, come affermerà Picasso nel 1944, alla linea tracciata da Cézanne e dal Cubismo. L’arte giapponese ha avuto un ruolo determinante nella vita e nella ricerca artistica di Monet: a testimonianza di ciò sono esposte in mostra, a rotazione per ragioni conservative, 52 stampe di Hokusai e Hiroshige, provenienti dal Museo Guimet di Parigi.

Monet non è il solo pittore ad essere influenzato dalle produzioni giapponesi che ormai circolavano in Europa, ma è sicuramente tra loro il maggiore collezionista con 276 stampe nella tradizione ukiyo-e. Il suo maggiore interesse è la lettura del paesaggio e della natura attraverso un loro frammento e la serialità delle vedute, in particolare quelle del Monte Fuji e dei fiori di Hokusai, così come quelle delle acque e dei ponti di Hiroshige.

Il confronto tra l’idea di paesaggio nell’arte giapponese e le opere del Maestro è infine completato dall’esposizione di una serie di preziose fotografie dell’Ottocento, dipinte a mano, di giardini giapponesi.

Ideata e curata da Claudia Zevi & Partners, l’iniziativa si avvale di importanti contributi, da quello di Michel Draguet che ha studiato a lungo la trasformazione della pittura di Monet negli anni in cui si dedica allacostruzione del suo giardino, a quello di Marco Fagioli, uno dei maggiori esperti del “giapponismo” nelle artifigurative europee alla fine dell’Ottocento e massimo conoscitore della fotografia giapponese della seconda metà del XIX secolo, di cui la mostra presenterà diversi e rari esempi, a quello di Hélène Bayou, direttrice deldipartimento giapponese del Museo Guimet.

L’evento è prodotto da Palazzo Reale con Civita, 24 ORE Motta Cultura e Giunti Arte mostre musei, incollaborazione con Edison. Il vasto catalogo, pubblicato da Giunti Arte è curato da Claudia Beltramo Ceppi con testi di Jacques Taddei, Hélène Bayou, Michel Draguet, Marco Fagioli e Delfina Rattazzi.

Info e prenotazioni
www.mostramonet.it
servizi@civita.it tel. 199.199.111 – 02.4335.3522

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*