Per terra e per mare. Gli etruschi a Vetulonia

venerdì, 2 Agosto 2019

Al culmine della loro civiltà, gli etruschi controllavano il territorio attraverso dodici città stato. Dall’alto dei colli su cui sorgevano, questi centri di potere furono capaci di attrarre traffici e ricchezze, ben difese da mura possenti. Una di queste enclave era Vetulonia. Diversamente dalle altre, però, del suo nome si erano perse le tracce dal Medioevo.
Fino alla fine del secolo XIX, quando a salvarla dall’oblio pensarono due toscani. Nel 1880, un contadino zelante portò tre monete che aveva trovato in un campo al medico condotto di Campiglia Marittima. Sapendolo appassionato di numismatica, credette di fargli cosa gradita. Sul conio si leggeva la scritta Vatl e si distingueva la testa del dio di Vetulonia coperta dalla pelle del drago marino. La prima domenica disponibile, il dottor Isidoro Falchi era già alle redini del suo calesse in salita verso il colle dove sorgeva il paese che, sulle carte del Regno d’Italia, era chiamato Colonna di Buriano. Cominciò così la storia della riscoperta dell’antica Vetulonia. Dopo 700 anni, quel nome ritornava a pronunciarsi nella folta macchia mediterranea che ombreggia l’entroterra di Castiglione della Pescaia.
I reperti degli scavi che da quel dì iniziarono, i doni degli oggetti trovati nei campi dai contadini e quelli, più recenti, della Soprintendenza Toscana, hanno permesso di riaprire nel 2000 il museo dedicato al medico, archeologo per diletto. Nel mentre venivano tracciati sulle mappe il perimetro della città antica con le sue mura, i focolai domestici, le tombe e i massi ciclopici che emergevano generosamente dai boschi maremmani.
Storia da film per un paese e il suo piccolo museo, che in sette sale ospita reperti dall’età Villanoviana (IX-VIII secolo a.C.) fino al periodo Orientalizzante (fine VIII-VII secolo a.C.) e a quello ellenistico e romano.

LA STAR DEL MUSEO

Tra i corredi e gli oggetti conservati nelle teche si annoverano statue, monili, vasi e urne cinerarie a capanna. I pezzi forti sono gli oggetti preziosi in argento e in oro, ma il divo di Vetulonia è il guerriero in pietra Auvele Feluske, eretto in battagliera posizione su una stele che riporta una delle più antiche scritte etrusche conosciute. Talmente fiero che hanno deciso di farne il logo del museo. A partire dal 2004, sono entrati a far parte dell’esposizione permanente del museo i gioielli in oro della Collezione Lancetti, sino ad allora custoditi nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze. La preziosa collezione comprende una corona in lamina aurea con pendagli decorati a sbalzo e ornati da volti umani di profilo, forse raffiguranti divinità, databile in epoca tardo-classica.
Il museo si apprezza al meglio se dalla piazza dove sorge si imbocca il percorso archeologico che si sviluppa tra gli edifici medievali costruiti sulle mura etrusche e poi, più a valle, procede fino ai resti delle case emerse dai primi scavi e quindi verso le necropoli.

Alalìa. Exhibition view at Museo Civico Archeologico Isidoro Falchi, Vetulonia 2019
Alalìa. Exhibition view at Museo Civico Archeologico Isidoro Falchi, Vetulonia 2019

LA PRIMA BATTAGLIA NAVALE DOCUMENTATA

Il museo oggi ospita la mostra-evento dedicata alla battaglia navale di Alalìa. Come recita l’incipit dell’esposizione, “la battaglia del mare detto Sardonio, tra i Focei di Alalìe in Corsica e di Massalìe (Marsiglia), da una parte, e i Cartaginesi con gli alleati Etruschi, dall’altra, fu l’evento capitale del Mediterraneo centro occidentale del VI secolo a.C. Con lo scontro, si decisero le sorti delle due isole tirreniche di Kyrnos (Corsica) e Sardò (Sardegna)”.
Secondo Erodoto, lo scontro navale terminò senza vincitori né vinti, ma di fatto sancì la spartizione delle isole del Tirreno fra le potenze marittime che dominavano le rotte e i traffici commerciali. Finché non arrivò la flotta romana a imporsi sul Mare Nostrum, la Corsica fu degli etruschi, la Sardegna dei fenici di Cartagine e la Sicilia, insieme al Sud Italia, dei freci.
Alalìa fu la prima grande battaglia navale tramandata dalla storia e dettò i nuovi equilibri geo-politici nel Mediterraneo Occidentale. In un momento bollente come quello odierno, la mostra è l’occasione per una riflessione profonda sull’identità forgiata nell’antichità in un ambiente che era aperto e interculturale.

IL PROGETTO

La mostra rientra nel quadro del Programma Collettivo di Ricerca su “Aleria e i suoi territori”, e rappresenta uno dei Progetti di valorizzazione della Corsica. L’esposizione itinerante chiuderà i battenti a Vetulonia il 3 novembre per trasferirsi nel 2020 ad Aleria e concludersi nel 2021 a Cartagine.
Idealmente centrato sulla battaglia, le sue cause e le conseguenze nei secoli che seguirono, il tema dell’esposizione è quello più generale dei contatti fra le civiltà antiche presenti nella parte settentrionale del bacino del Mediterraneo.
Il logo della mostra è tratto dal vaso greco decorato a figure nere, che esibisce la firma di Exekìas, il padre della ceramografia attica. È esposto per la prima volta a Vetulonia completo del suo supporto. Lo straordinario reperto raffigura una delle pentecontere (navi da guerra con cinquanta rematori) che avanza sulla superficie del mare. In questo genere di vascello si riponevano le sorti delle maggiori potenze navali del Mediterraneo antico.
I centocinquanta reperti di straordinario valore scientifico e artistico provengono principalmente dal Museo di Aleria, dall’Antiquarium Arborense di Oristano e dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Sassari e Nuoro. Hanno contribuito anche il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma. Nota curiosa è che alle concessioni delle strutture museali si affianca una selezione di reperti sequestrati dal Nucleo Tutela del Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza di Roma.

Stefano Paolo Giussani




Fonte: Per terra e per mare. Gli etruschi a Vetulonia

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