Quando vincono i perdenti

mercoledì, 6 luglio 2016




Piero Golia, Loser, 2003

Icona della mostra “Par tibi, Roma, nihil”, presente al Foro Romano e Palatino, è la scritta “Loser”, l’opera di Piero Golia (Napoli, 1974; attualmente vive e lavora a Los Angeles.

L’installazione di Piero Golia è composta da grandi lettere luccicanti che ruotano  su se stesse come in un balletto. Golia da sempre gioca con ironia e sarcasmo nella produzione di opere che spingono lo spettatore fino al limite del concesso, dell’ammissibile, per lasciarlo cadere in un vuoto in cui ogni certezza sociale, economica, politica, etica sembra perdere significato o acquistarne di completamente diversi. Consuetudini della società contemporanea vengono esasperate nei suoi lavori fino a rivelarne l’assurdità e la comicità insite. In questo caso, l’artista invita a prendersi una pausa e a riflettere su quanto possano essere insostenibili le richieste della società per poter essere considerati “vincenti”, quanto pressanti e, spesso, insensate le energie spese nella ricerca del successo. Golia esalta chi, al contrario, riesce a muoversi ai margini di quelle richieste e mantenere intatta la propria integrità non sottomettendosi al potere che esercita quelle pressioni, anche se ciò comporta rinunciare alla vittoria finale.

Parola chiave in questo caso è Aaron Swartz, a cui Raffella Frascarelli curatrice  della mostra, ideata da Monique Veaute, ha voluto simbolicamente dedicare l’opera. Swartz, studente ventiquattrenne dell’MIT, forzò il sistema JSTOR, l’archivio accademico globale, riversando sulla rete tutti i documenti custoditi gelosamente e rendendoli accessibili a tutti in tutto il mondo. Condannato dal governo americano subì la pressione tanto forte di quel potere da arrivare a suicidarsi due giorni prima del processo, vittima di quel sistema che ha aggirato e che non è riuscito a riconoscere la grandezza del suo operato.

“Par tibi, Roma, nihil” (“Nulla come te Roma”) è l’esclamazione di meraviglia di Ildebrando de Lavardin dinanzi alle rovine della Roma tardo antica. Oggi, questa esclamazione da’ il titolo alla mostra ospitata fino al 18 settembre 2016 all’interno della Domus Severiana, dello Stadio Palatino e del peristilio inferiore della Domus Augustana, luoghi dei Fori Imperiali che riaprono al pubblico dopo lungo tempo. Anche grazie al sostegno di Romaeuropa Festival e della Soprintendenza Speciale per il Colosseo, il Museo Nazionale Romano e l’Area Archeologica di Roma, le opere della collezione Nomas Foundation costruiscono un percorso che apre il dialogo tra archeologia e arte contemporanea.



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