Rosanna Bianchi Piccoli – Concentricità e Concentrazione – Cosmopiatti e Vasi Sacri

martedì, 15 dicembre 2015


Una selezione di lavori dal 1960 al 2015 di Rosanna Bianchi Piccoli. Figura emblematica nel panorama della ceramica internazionale, l’artista espone in quest’occasione Cosmopiatti e Vasi Sacri realizzati appositamente per la mostra.

Attraverso una installazione appositamente concepita per la mostra, Rosanna Bianchi Piccoli propone una nuova serie di oltre 60 Cosmopiatti, realizzati negli ultimi cinque anni (2011 – 2015), con in più un esemplare della serie originaria del 1967. I Cosmopiatti sono basati sull’idea del potere del centro (Rudolph Arnheim), del cerchio, dell’orbita, della concentricità e della concentrazione, e condividono il clima non solo dello Spazialismo italiano, ma anche di un Astrattismo Internazionale compreso fra la metà dei Cinquanta e la metà dei Sessanta rappresentato fra gli altri, per dirne uno, da Kenneth Noland.

In parallelo, sul bancone del DesignCafé, sono esposti 45 Vasi Sacri, il cui progetto originario risale al 1965 (anche in questo caso nuovi pezzi sono messi in dialogo con esempi iconici della produzione originaria), testimonianza della volontà dell’artista di ricollegarsi alla tradizione ceramica, soprattutto nella sua valenza antropologica, per arrivare a un originale linguaggio, consapevole delle proprie origini ma aperto alle ricerche contemporanee.

Per la prima volta nella produzione della Bianchi Piccoli anche i vasi sono illuminati dal colore, dal giallo all’arancio al turchese, in un ideale dialogo con i Cosmopiatti.

 

Rosanna Bianchi Piccoli si iscrive al liceo artistico di Brera a quattordici anni, nel 1943, e poi nella stessa Accademia dove studia con Guido Ballo, Carlo Carrà e Mauro Reggiani. Tutto intorno la Milano della guerra e, soprattutto, del dopoguerra: una città distrutta ma effervescente con l’ambizione a recuperare il tempo perduto.

Forte è il legame con l’ambiente culturale e artistico milanese. A Milano, Rosanna Bianchi Piccoli frequenta Lucio Fontana, fondamentale punto di riferimento, con cui gli scambi di visite in studio sono frequenti, e Ettore Sottsass con Fernanda Pivano, con cui si confronta sulla ceramica. Mentre è quotidiano il dialogo con artisti e architetti della sua generazione, come Bobo Piccoli (che sposerà nel 1965), Franco Marescotti, Ugo e Nini Mulas, Dario Fo, Aldo e Marirosa Ballo, Gianni Dova, Giò e Arnaldo Pomodoro, Alik e Adriana Cavaliere, Marisa e Alberto Scarzella, Cristiana e Roberto Menghi.

Negli anni Cinquanta inizia a viaggiare per approfondire studi e esperienze nell’ambito della ceramica. Suo obiettivo è collegare tradizione ceramica e arte contemporanea.

Nelle forme scandinave, che vede alla Triennale del 1951, Rosanna Bianchi Piccoli scopre archetipi antichi, essenziali eppure contemporanei che la inducono a un confronto con la tradizione popolare quella delle botteghe superstiti dove un antico mestiere aveva mantenuto saperi e manualità ormai in via di estinzione. Nei paesi scandinavi, Rosanna Bianchi viaggerà per tre anni al fine di scandagliare lo straordinario fenomeno di una diffusa cultura progettuale ben saldata ad aspetti economici, politici e sociali. Visita manifatture come Gustavsberg e Arabia. Senza contare le tappe in Germania, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Austria, Francia, Spagna, Svizzera, Olanda e Belgio. 

Tra il 1957 e il 1963 su incarico dell’E.N.A.P.I. (Ente Nazionale Artigianato e Piccole Industrie) Rosanna Bianchi Piccoli svolge un’attività di ricerca socio-etno-antropologica, un lavoro sperimentale di gruppo, (progetto pilota) nelle botteghe in Abruzzo, Marche e Sicilia, Lanciano, Rapino, Fratterosa, Santo Stefano di Camastra e Collesano.

Ma i suoi riferimenti storici, oltre alla ceramica popolare, sono la Maiolica cortese del Rinascimento, dai tondi dei Della Robbia dell’Ospedale degli Innocenti, ai Bianchi dei Compendiari del XVI Secolo, fino a Mondrian, Noland ed Ettore Sottsass.

A Milano, viene introdotta nello staff della Rinascente e in quello dell’E.N.A.P.I. Intanto sono usciti i pezzi unici o le piccole serie di Intime geometrie (1952-56) e degli Albarelli (1957-58). Quello con l’E.N.A.P.I. (1957-1963) è un incontro felice. Il vecchio, glorioso ente è ormai agli sgoccioli ma il suo progetto di un rinnovamento sul solco della tradizione non manca di affascinare. Per un’artista che aveva saputo intrecciare antichi mestieri con i segni della contemporaneità si tratta di una via  che apre prospettive di rilievo.

Vasaia nel senso antropologico che Claude Lévi-Strauss affida a quest’identità, Rosanna Bianchi Piccoli intraprende in questi anni una ricerca e un lavoro che prosegue a tutt’oggi.

Dal1958 al 1983 Rosanna Bianchi Piccoli ha un contratto continuativo con la Galleria Il Sestante di Milano (che rappresenta Ettore Sottsass jr., i fratelli Pomodoro, Bobo Piccoli, Hans von Klier e molti altri) dove tiene numerose mostre personali, la prima nel 1959.

Proprio al Sestante, nel 1967, presenta la serie dei Cosmopiatti, piatti in maiolica bianca caratterizzati da anelli di colore concentrici: un poetico inventario di stelle che condivide l’atmosfera degli allunaggi e delle esplorazioni spaziali, così come l’immaginario Spazialista e la ricerca sulla materia ceramica dalla Scandinavia alla Sicilia. In questi anni inizia un percorso che la porterà a lavorare a progetti di design per La Rinascente, Pirex Ware, Richard Ginori, Megalopoli di Agneta Holst.

 

Questa mostra fa parte di una trilogia di focus, dedicati rispettivamente al lavoro di Renato Bassoli, Carlo Nason e Rosanna Bianchi Piccoli, che si inserisce in un percorso tracciato da Silvana Annicchiarico, direttore del Triennale Design Museum, per rivendicare, da una parte, la continuità di una ricerca volta a rivalutare i non allineati, gli eretici, i sommersi, da Gino Sarfatti a Piero Fornasetti, via via fino a Ugo La Pietra e Gherardo Frassa, dall’altra, l’attenzione su specifiche materie e lavorazioni (dalla ceramica al vetro) sul confine fra arte, alto artigianato e design.

Per l’occasione verrà pubblicato un libro, edito da Corraini, a cura di Silvana Annicchiarico, con testi di Silvana Annicchiarico, Enzo Biffi Gentili, Marco Romanelli. 



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