Una questione di gioia. Endre Tót a Milano

lunedì, 7 Ottobre 2019

Non è così comune potere vedere nel nostro Paese una mostra dedicata a Endre Tót (Sümeg,1937), che è riuscito a creare per sé e per chi lo ha seguito una dimensione di gioia, in aperta antitesi con il regime dove gli era dato vivere. La sua è una ricerca esistenziale, in cui è difficile non guardare alla politica, alla società.
Le mie ‘Joys’ erano i riflessi dello stato totalitario degli Anni Settanta. Ho risposto con l’assurda euforia di ‘Joys’ alla censura, all’isolamento, alla soppressione percepita in ogni campo della vita, sebbene questa soppressione abbia funzionato con i mezzi più sottili, difficilmente visibili”.
La mostra nasce dal fortunato incontro tra i galleristi della Loom Gallery, che ospita la mostra, e una copia di Flash Art del 1976, in cui si parlava dell’artista, che lavora con la scrittura, la fotografia, le azioni performative, la mail art. Decidono così di ospitarlo nel loro spazio e producono anche un piccolo catalogo della mostra con un testo di Giancarlo Politi, che 40 anni fa aveva portato il suo lavoro in Italia.
La sua è una ricerca fatta con materiali poveri, in cui è dichiarato l’allontanamento dalla pittura, una ricerca che tende allo zero, in cui il nome dell’artista è spesso al centro di un gioco di parole. Una mostra da vedere in cui non si può fare a meno di pensare che Endre Tót sia la versione fortunata di Władysław Strzemiński, protagonista de Il ritratto negato di Andrzej Wajda, in questi giorni nelle sale italiane.

Angela Madesani




Fonte: Una questione di gioia. Endre Tót a Milano

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