Vivian Maier la bambinaia – fotografa scoperta solo ora

giovedì, 23 marzo 2017




Arriva anche a Roma una mostra molto bella, che permette di conoscere da vicino una grande, enigmatica fotografa, che in vita realizzò un enorme numero di immagini, senza mai mostrarle a nessuno. Stiamo parlando di Vivian Maier, tata di professione, che però girava per New York e Chicago, le due città in cui aveva vissuto, sempre con la sua macchina fotografica al collo, scattando compulsivamente immagini. Le sue foto non sono mai state esposte nè pubblicate mentre lei era in vita e la maggior parte dei rullini non sono stati sviluppati. Solo nel 2007, John Maloof, agente immobiliare, compra al’ asta, quasi per caso, un baule appartenuto alla stessa Maier e che conteneva migliaia e migliaia di foto e negativi. Capisce di aver trovato un tesoro e, da quel momento,  non smetterà di cercare materiale su quella misteriosa fotografa, arrivando ad archiviare 150.000 negativi e 3.000 stampe. Ora la mostra romana permette di ammirare 120 foto in bianco e nero, realizzate tra gli anni Cinquanta e Sessanta, insieme ad una selezione di immagini a colori scattate negli anni Settanta, oltre ad alcuni filmati in super 8. Lo sguardo curioso della Maier è attratto da piccoli dettagli, dai particolari, dalle imperfezioni, ma anche dai bambini, dagli anziani, dai poveri che incontrava girando per le strade. Immagini di grande forza e  bellezza, a volte davvero folgoranti, una “street photography” che ha  anche il merito di immortalare i cambiamenti sociali e culturali della città e dei suoi abitanti. Noi abbiamo intervistato la curatrice dell’ esposizione, Alessandra Mauro, che ci ha raccontato tutta la storia e l’abilità tecnica di questa grande fotografa, soffermandosi in particolare sulla serie di autoritratti, con la sua immagine riflessa in specchi, vetrine, pozzanghere: quasi un lascito nei confronti di un pubblico con cui non avrà mai a che fare. 

“Vivian Maier”. Una fotografa ritrovata

Roma, Museo di Roma in Trastevere.

17 Marzo – 18 giugno



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